
Spam nella ricerca interna: quando Google può segnalare il sito come compromesso
23 Ottobre 2026 · SEO
Per riconoscere l’abuso della ricerca interna, parti dagli indirizzi del sito che mostrano parole estranee al catalogo. Il controllo deve ricostruire come vengono generate quelle pagine e se Google possa indicizzarle. Nel podcast del 30 luglio 2026, John Mueller e Martin Splitt spiegano che termini estranei ripetuti su pagine indicizzabili possono diventare un problema di qualità e portare a una segnalazione di contenuti compromessi.
Il meccanismo può sfruttare il normale funzionamento del sito. Una persona inserisce una frase nella ricerca; la pagina dei risultati la ripete e possiede un indirizzo condivisibile. Chi fa spam può diffondere indirizzi costruiti in questo modo, associando al dominio aziendale contenuti che l’azienda non ha scritto.
Il primo segnale può arrivare da Google
Un produttore italiano di prodotti chimici per edilizia può trovare risultati che associano il suo dominio a offerte estranee al catalogo. Se il sito principale sembra funzionare, il controllo deve comprendere anche la ricerca interna. Le pagine anomale possono essere risposte della ricerca interna che mostrano la frase cercata anche quando non trovano prodotti.
Search Console, lo strumento gratuito di Google per seguire la presenza del sito, permette di controllare gli indirizzi e le eventuali segnalazioni di sicurezza. Anche una ricerca con site: seguito dal dominio può far emergere esempi sospetti. Il suo elenco è parziale e non sostituisce l’esame degli indirizzi nel sito.
| Situazione | Materiale da consegnare | Responsabile e decisione |
|---|---|---|
| Indirizzi di ricerca con termini estranei. | URL completi e schermate, con la ricerca che produce la pagina. | Il titolare raccoglie gli esempi; il tecnico ricostruisce la funzione. |
| Pagine anomale già presenti nei risultati di Google. | Gli indirizzi trovati e i riscontri di Search Console disponibili. | Il tecnico esamina la rimozione dall’indice prima di bloccare l’accesso necessario a leggere noindex. |
| Una segnalazione di sicurezza. | Il messaggio completo e gli indirizzi indicati da Google. | Chi segue la sicurezza verifica anche un’eventuale intrusione; non presume che sia soltanto abuso della ricerca. |
Bloccare la lettura e togliere dai risultati sono azioni diverse
Il file robots.txt può impedire a Google di visitare determinati indirizzi. La regola noindex comunica invece che una pagina non deve comparire nei risultati. Per leggere noindex, Google deve poter accedere alla pagina. Bloccare contemporaneamente quell’accesso può impedirgli di ricevere l’istruzione.
Per questo la correzione dipende anche dagli indirizzi già presenti su Google. Il tecnico deve capire come far leggere la richiesta di esclusione alle pagine interessate e come evitare che il sito continui a produrre indirizzi utilizzabili per lo spam. Google suggerisce di impedire l’indicizzazione delle pagine dei risultati interni, con una regola noindex sulle pagine o con un blocco in robots.txt. Se le pagine sono già su Google, il noindex va fatto leggere prima di bloccarle. Una regola copiata senza esaminare il sito può lasciare il problema aperto.
La pulizia riguarda il percorso del cliente
La segnalazione merita anche un esame della sicurezza. Il comportamento descritto da Google può nascere dall’abuso della ricerca, ma il controllo deve escludere modifiche non autorizzate. Il referente tecnico potrà riferire al titolare quale funzione è stata corretta e quali verifiche restano in corso.
Prima di chiudere il lavoro, una prova sul catalogo deve confermare che il cliente trovi ancora il prodotto cercato. Nel caso dei materiali per edilizia, la ricerca di una famiglia di sigillanti deve portare alle schede corrette. Il controllo sugli indirizzi anomali prosegue negli strumenti di Google.
Dagli indirizzi raccolti al collaudo
Il titolare raccoglie gli esempi e li consegna al tecnico prima della diagnosi. Una nota indica dove è stato trovato ciascun indirizzo e che cosa appare quando viene aperto. L’URL completo permette di ripetere il controllo senza dover indovinare la ricerca utilizzata.
Prima di modificare le regole, il tecnico comunica la diagnosi e l’intervento previsto, con il calendario di lavoro. Se le verifiche di sicurezza cambiano la sequenza degli interventi, il tecnico ne discute con chi segue il sito.
Il tecnico dice al titolare se le pagine nascono dal modulo di ricerca e quali sono già su Google. Così il titolare capisce perché si interviene in quell’ordine. Le istruzioni relative a una pagina non vanno estese senza controllo alle categorie del catalogo che i compratori usano per trovare i prodotti.
Dopo l’intervento, il referente aziendale prova la ricerca e il contatto insieme a chi segue il sito. Consegna un riscontro scritto sul prodotto trovato e sulla richiesta ricevuta dal commerciale. Il tecnico concorda con il referente la data del successivo controllo in Search Console e gli indirizzi da riesaminare.
Il controllo in Search Console prosegue dopo la correzione. Google deve tornare a visitare le pagine perché possa leggere le istruzioni cambiate.
Chi gestisce il sito e chi segue la visibilità devono condividere la diagnosi e il controllo finale, altrimenti la correzione resta a metà. Il coordinamento di KLC può collegare l’intervento sul sito alla verifica delle pagine nei risultati. Il riscontro comprende il catalogo che il compratore consulta e il contatto ricevuto dal commerciale, così le richieste pertinenti arrivano al destinatario.
Fonti e riferimenti
- Google Search Central, episodio 113, trascrizione di Should you block your Search result pages?. Pagine 7–8, minuti 20:41–25:06, abuso della ricerca e possibile segnalazione di contenuti compromessi.
- Google Search Central, Should you block your Search result pages?, 30 luglio 2026. Podcast e relativa trascrizione: abuso delle ricerche e possibile segnalazione hacked.
- Google Search Central, Block Search indexing with noindex. Accessibilità necessaria per la lettura di noindex; robots.txt non lo sostituisce.
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